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È stata Consigliera Regionale del Lazio (2013-2018) e ha presieduto una Fondazione del Terzo Settore, guidandone il turnaround strategico.
Si dedica alla testimonianza della professione con attività di docenza su tematiche di governance della sostenibilità e gestione strategica delle relazioni, è stata insignita nel 2012 dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana per l’impegno nel sociale e nell’innovazione. Ha pubblicato articoli in tema di Corporate Governance e Sostenibilità e sull’Impatto dei processi decisionali
1. Come cambia l’approccio alla comunicazione finanziaria quando il pubblico è composto da stakeholder eterogenei - istituzioni bancarie, associazioni dei consumatori e terzo settore - e quali strategie servono per creare un linguaggio condiviso e inclusivo?
C’è differenza tra spiegare come funziona un mutuo, e costruire il senso del perché la casa è un diritto. E di conseguenza c’è differenza tra illustrare un estratto conto e co-costruire significati che rendano i cittadini protagonisti delle proprie scelte economiche. Per questo la comunicazione dell’educazione finanziaria non può essere relegata ad una semplice trasmissione di informazioni.
Ed il punto è proprio questo, per creare un linguaggio condiviso ed inclusivo è necessario il passaggio dalla trasmissione verticale di competenze tecniche alla costruzione orizzontale di consapevolezza collettiva, un passaggio che ha bisogno della forza delle relazioni per funzionare davvero.
2. Nel titolo dell’evento si parla di “punti di vista”: in che modo le prospettive di enti pubblici (es. Banca d’Italia), organizzazioni private e media finanziari possono confrontarsi efficacemente per costruire una cultura finanziaria per i cittadini più solida e democratica?
Quando FEduF e Ferpi si sono sedute allo stesso tavolo con Scuola Politica "Vivere nella Comunità", non hanno solo voluto organizzare un evento, ma hanno voluto sperimentare la possibilità di un nuovo modello di comunicazione, in grado di mettere al centro le relazioni e la comunicazione come strumento di co-costruzione di significati.
Forti ciascuna della propria missione e del proprio ruolo, le tre organizzazioni hanno provato a trovare un punto comune di convergenza, in grado di testimoniare il valore dell’alleanza come elemento di forza nell’educazione finanziaria. E questo punto di convergenza lo abbiamo individuato nella dimensione di cittadinanza. L’educazione finanziaria va quindi vista come una competenza civica necessaria in una istituzione democratica, e soprattutto come un tratto distintivo del cittadino come agente economico.
3. Tra gli obiettivi dell’incontro “Comunicare l’Educazione Finanziaria” dello scorso 7 luglio, emerge la creazione di “una nuova competenza di cittadinanza”: come si misura l’impatto di iniziative di financial literacy sulla partecipazione civica e sulla fiducia nelle istituzioni finanziarie?
Il tema dell’educazione finanziaria, che Feduf sostiene con forza e impegno da anni, non è un argomento che riguarda il singolo, ma ha una dimensione intrinsecamente partecipativa. Perchè le scelte individuali in materia finanziaria hanno una implicazione collettiva ed è anche per questo che la consapevolezza economica va vista come un bene comune da costruire insieme.
È su questi aspetti che dobbiamo superare l’approccio puramente individuale alle competenze economiche per abbracciare una visione collettiva e partecipativa. Perché le scelte finanziarie individuali hanno sempre una dimensione sociale. Quando una famiglia decide di accendere un mutuo, non sta solo comprando una casa. Sta partecipando a un sistema economico più ampio. Quando un giovane sceglie come investire i suoi risparmi, non sta solo gestendo il suo futuro. Sta contribuendo a orientare i flussi di capitale verso certi settori piuttosto che altri. Se diamo rilevanza alla dimensione della consapevolezza economica come un bene comune, ne consegue che come tutti i beni comuni, va coltivata collettivamente. Questo vuol dire partecipazione e dove c’è partecipazione, questa per essere davvero tale deve essere partecipazione informata. Ma attenzione, partecipazione informata non significa cittadini che sanno tutto di finanza.
4. Visto il coinvolgimento di FEduF, FERPI e la Scuola Politica “Vivere nella Comunità”, qual è il ruolo del “terreno comune di scambio” tra comunicazione, educazione e cittadinanza attiva, e come può questo approccio diventare un modello replicabile su tutto il territorio nazionale?
Il ruolo della comunicazione nell’educazione finanziaria non può limitarsi alla mediazione tra istituzioni e cittadini. Ed ecco allora il ruolo della comunicazione e delle relazioni come facilitatori di dialogo democratico, per attivare spazi dove diverse prospettive possano emergere, confrontarsi e contaminarsi. Dove i saperi tecnici degli esperti incontrino l’esperienza concreta delle persone.
Questo significa creare le condizioni perché il dialogo sia davvero democratico: inclusivo, trasparente, partecipativo. Significa riconoscere che ogni cittadino porta con sé un bagaglio di conoscenze economiche – magari non formalizzate, ma reali – che va valorizzato, non sostituito. Ma anche ammettere che possono esserci carenze strutturali di quelle stesse conoscenze, o meglio di quella consapevolezza, che hanno necessità di essere costruite.
E’ importante che il cittadino si riconosca come agente economico. Non più soggetto passivo che subisce le decisioni del mercato, ma attore consapevole che partecipa attivamente alla costruzione dell’economia. L’agire economico del cittadino diventa così un atto politico nel senso più nobile del termine: un contributo alla costruzione della polis, della comunità. E questo richiede strumenti di comunicazione all’altezza della sfida. Una comunicazione che deve privilegiare sempre l’inclusione, la trasparenza e la partecipazione.
Deve prendere posizione. Deve scegliere da che parte stare. Dalla parte di chi? Di chi è escluso dal sistema finanziario? Di chi non ha accesso agli strumenti di investimento? Di chi subisce le conseguenze di decisioni economiche prese da altri? Di chi ha diritto a capire e partecipare? E questa è democrazia applicata all’economia.
E quindi parliamo di una comunicazione orizzontale e non più verticale. Una comunicazione che non cala dall’alto le verità degli esperti, ma costruisce dal basso la consapevolezza collettiva. Questo rende strategico l’utilizzo dei media e delle piattaforme digitali. Non come megafoni per amplificare messaggi preconfezionati, ma come spazi di dialogo e co-costruzione. Come laboratori dove sperimentare nuovi linguaggi, nuove narrazioni, nuovi modi di rendere accessibile la complessità economica.
La digitalizzazione così, non è solo un’opportunità tecnologica ma diventa un’opportunità democratica e necessita di una strategia comunicativa che metta al centro le relazioni umane, anche quando queste relazioni si sviluppano attraverso schermi e piattaforme.
Da qui nasce la proposta concreta del tavolo delle alleanze FEduF-Ferpi-Scuola Politica, e cioè quella che abbiamo chiamato la SFIDA degli Incomunicabili.
Una sfida aperta a tutte le ragazze e i ragazzi in formazione universitaria o degli istituti superiori sui corsi di comunicazione, come bene ci ha spiegato Monica Rivelli di Feduf e che ha la piena disponibilità della Delegata Lazio Serena Bianchini per la costruzione del percorso.
L’obiettivo? Rendere chiari i termini propri dell’educazione finanziaria e rendere poi disponibili i progetti di comunicazione per provare a spiegare in parole semplici ciò che serve per semplificarci la vita.
Non è un concorso, è un laboratorio. Non è una gara, è un esperimento collettivo. Non è una competizione tra studenti, è una collaborazione tra generazioni.
La SFIDA degli Incomunicabili parte da un presupposto rivoluzionario: i migliori comunicatori dell’educazione finanziaria potrebbero essere proprio quelli che stanno ancora imparando a comunicare. Perché hanno la freschezza di chi non ha ancora interiorizzato i vizi del settore. Perché parlano la lingua delle loro generazioni. Perché non danno nulla per scontato.
I partecipanti dovranno scegliere un concetto dell’educazione finanziaria considerato "incomunicabile" - dal tasso di interesse composto alla diversificazione del portafoglio, dalla pianificazione previdenziale alla finanza sostenibile - e sviluppare un progetto di comunicazione che lo renda accessibile ai loro coetanei.
Non stiamo parlando di semplificazione. Stiamo parlando di traduzione. Di trovare linguaggi, metafore, narrazioni che mantengano la complessità del concetto ma la rendano comprensibile e utilizzabile. Invece di assumere che la complessità sia un ostacolo, la assume come punto di partenza per l’innovazione comunicativa. Invece di separare chi sa da chi non sa, crea uno spazio dove tutti imparano facendo. E soprattutto, invece di trattare l’educazione finanziaria come materia tecnica, la tratta come competenza di cittadinanza che va costruita collettivamente.
L’alleanza FEduF, Ferpi e Scuola Politica si pone così l’obiettivo di dimostrar come competenza tecnica, expertise comunicativa e visione politica possano convergere per creare impatto sociale.