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Paola Iannello è professoressa associata di Psicologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Psicologia Economica e coordina il gruppo di ricerca LIFE (Laboratorio Interdisciplinare su Educazione ed Economia). Si occupa di psicologia cognitiva ed economica, studiando come bias cognitivi, differenze individuali e percezione del rischio influenzano le decisioni economiche e finanziarie, in particolare nei processi di pianificazione del futuro.1. Perché è fondamentale iniziare a parlare di previdenza ai ragazzi, anche se spesso viene percepita come un tema “da adulti”?
Perché l’efficacia delle decisioni previdenziali dipende in larga misura dal momento in cui vengono prese: prima si inizia, maggiore è il loro impatto. I primi lavori, i primi risparmi e le prime abitudini finanziarie creano traiettorie che durano nel tempo. I giovani spesso sottovalutano questo aspetto, ma il tempo è il principale alleato dell’accumulo previdenziale. Intervenire presto significa prevenire comportamenti miopi e costruire abitudini e sviluppare competenze prima che emergano automatismi disfunzionali, come rimandare sistematicamente le decisioni di lungo periodo o evitare di compiere scelte che ci appaiono complesse.
2. Quali sono i principali bias cognitivi che ostacolano la comprensione e l’interesse verso la previdenza tra i giovani?
Il present bias porta i giovani a privilegiare ciò che offre un vantaggio immediato, ad esempio consumi e spese presenti, rispetto a obiettivi futuri, rendendo la previdenza qualcosa di “poco urgente”. L’illusione di controllo e l’ottimismo irrealistico fanno credere che “ci sarà sempre tempo” o che la situazione economica futura migliorerà da sola, riducendo la percezione dei rischi e dell’incertezza. Questi meccanismi cognitivi creano un’illusione di sicurezza che porta a rimandare sistematicamente le decisioni previdenziali, indebolendo la motivazione ad agire oggi.
3. In che modo la psicologia economica può aiutare a progettare interventi educativi più efficaci per sensibilizzare i giovani alla pianificazione previdenziale?
La psicologia cognitiva può aiutare prima di tutto a ridurre la distanza dal futuro, rendendo la previdenza qualcosa di concreto e vicino: simulazioni, esempi personalizzati e piccoli feedback immediati trasformano un obiettivo remoto in qualcosa che “si sente” nel presente. Allo stesso tempo, tuttavia, è necessario promuovere una certa consapevolezza nei giovani che consenta loro di riconoscere i meccanismi mentali, come la tendenza a rimandare o a essere troppo ottimisti sul domani, che possono sabotare decisioni importanti. Quando il futuro diventa tangibile e questi bias vengono resi espliciti, aumenta la capacità di pianificare con maggiore consapevolezza ed è più facile prendere decisioni previdenziali sostenibili.
4. Ha osservato differenze significative tra generazioni o contesti culturali nel modo in cui viene percepita la previdenza? Se sì, quali implicazioni ha questo per la comunicazione e la formazione?
Sì: i giovani crescono in un contesto segnato da incertezza, percorsi lavorativi discontinui e una minore fiducia nei sistemi tradizionali di previdenza, mentre le generazioni precedenti potevano contare su carriere più lineari e su aspettative pensionistiche più stabili. Per questo la comunicazione non può basarsi solo sull’idea di “sicurezza futura”, ma deve parlare di flessibilità, autonomia nelle scelte e benessere nel presente. Allo stesso modo, la formazione deve essere più esperienziale, interattiva e personalizzata, aiutando i giovani a confrontarsi concretamente con scenari realistici e con le loro priorità di vita.

