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Paola Soccorso, Responsabile dell’Ufficio Educazione Finanziaria, CONSOB.Consigliere presso l’Ufficio Studi Economici della CONSOB dal 1° ottobre 2007 al 30 settembre 2024 e presso l’Ufficio Educazione Finanziaria dal 1° ottobre 2024. I suoi principali interessi di ricerca sono la finanza comportamentale, la finanza personale, l’educazione finanziaria, la finanza sostenibile e la digitalizzazione dei servizi di investimento. È autrice di numerosi studi sulle scelte finanziarie dei risparmiatori, basati su analisi quantitative, qualitative e sperimentali. Ha ideato e realizzato materiali e format divulgativi dedicati a diversi gruppi di destinatari anche basati su approcci multidisciplinari e comportamentali. Si è laureata in Economia Politica presso l’Università Bocconi di Milano e ha conseguito un Master in Economia Europea e Finanza Internazionale presso l’Università di Roma Tor Vergata.
1. In quale prospettiva si inserisce il Protocollo di intesa siglato di recente tra Consob e FEduF?
Senza rete, non c’è impatto. Perché l’educazione finanziaria arriva davvero quando intercetta le persone nei loro contesti reali, con continuità, ascolto e capacità di adattamento. Se vogliamo parlare a un pubblico ampio e non sempre “motivato”, serve un impegno corale: una collaborazione stabile tra soggetti diversi, che renda gli interventi più vicini, più coordinati e più duraturi. In questa prospettiva si inserisce il Protocollo di intesa tra Consob e FEduF, pensato per favorire un’azione congiunta volta ad accrescere la cultura finanziaria della popolazione italiana, mettendo a sistema competenze e canali — in coerenza con le priorità di ciascuna parte — per ampliare i destinatari e aumentare l’efficacia.
Fare educazione finanziaria significa offrire strumenti utili per compiere decisioni quotidiane: gestire un budget, valutare un prestito, leggere un’informazione finanziaria, riconoscere un rischio. I contenuti “chiave” sono noti e ben codificati nei Quadri di riferimento per le competenze finanziarie dell’OCSE/INFE: un framework completo, riconosciuto a livello internazionale, che definisce conoscenze, competenze, atteggiamenti e comportamenti necessari per raggiungere il benessere finanziario. La sfida è trasferire questi contenuti a tutti i cittadini e portarli nei luoghi in cui servono davvero, con metodo e nel tempo.
In tale prospettiva, lavorare in rete fa la differenza: aumenta i punti di accesso (scuole, territori, eventi, canali digitali), amplia i destinatari raggiungibili e riduce la dispersione. Con l’impegno dei diversi nodi, non si ottiene soltanto un moltiplicatore numerico, ma anche un moltiplicatore di qualità.
2. Quanto pesa la fragilità delle competenze economico-finanziarie nelle scelte di tutti i giorni?
Le indagini internazionali e le rilevazioni condotte in Italia – incluse le indagini della Banca d’Italia e della Consob – confermano che una parte significativa della popolazione incontra difficoltà su concetti di base e, soprattutto, fatica a trasformare conoscenze generiche in scelte concrete e coerenti nel tempo. E queste difficoltà pesano ancora di più in un contesto in cui volatilità dei mercati, inflazione, digitalizzazione dei pagamenti e dei servizi e nuovi canali informativi richiedono competenze sempre aggiornate.
A titolo esemplificativo, sebbene in molti abbiano familiarità con la nozione di inflazione, non sempre è chiaro cosa questa comporti nelle scelte quotidiane (in termini, ad esempio, di gestione di spese ricorrenti, definizione di obiettivi di risparmio, pianificazione). Un altro esempio: la facilità di accesso a strumenti e servizi connessa alla digitalizzazione può trasformarsi in vulnerabilità, perché abbassa la soglia di attenzione e accelera decisioni che richiederebbero invece tempo, confronto e verifica (dalle truffe alle comunicazioni poco trasparenti, fino alle “promesse” di guadagni facili).
3. Come si costruisce un percorso di educazione finanziaria in termini di contenuti, metodo e presidio?
Da tali considerazioni emerge la necessità di offrire risorse pratiche, che aiutino le persone a orientarsi, e di diffonderle con costanza, nella consapevolezza che i risultati saranno visibili solo nel medio-lungo periodo.
Nella condivisione di una finalità comune — promuovere l’educazione finanziaria come leva di crescita, benessere e tutela — una collaborazione ben riuscita consente di mettere a fattor comune competenze e valori, rafforzare i metodi attraverso la condivisione di buone pratiche ed esperienze e presidiare insieme la qualità dei progetti. E il Protocollo diventa lo strumento per dare struttura e continuità a questa collaborazione, trasformare l’intesa di principio in un coordinamento operativo, rendere più semplice lavorare insieme su iniziative concrete e assicurare nel tempo coerenza, stabilità e misurabilità degli sforzi condivisi.

