Le nuove prospettive della cicala e della formica

Gian Carlo Blangiardo - Professore emerito nell’Università di Milano Bicocca. Già Professore ordinario di Demografia, dal 1994 presso l’Università degli Studi di Milano e quindi presso l’Università degli Studi di Milano “Bicocca” dove ha svolto, per più mandati, il ruolo di Direttore del Dipartimento di Statistica. Dal 2019 al 2023 è stato Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica. E’ attualmente Sindaco del Comune di Meina (NO).
 

L’Italia si trova ai vertici europei per invecchiamento della popolazione, un fenomeno guidato da una drastica denatalità, dall’ingresso dei "baby boomers" nelle fasce senior e da un progressivo allungamento dell’aspettativa di vita. Questa transizione demografica impone una profonda riflessione non solo sui sistemi di welfare e di cura, ma anche sulla sostenibilità economica individuale e collettiva. In questo scenario, l’educazione finanziaria e previdenziale smette di essere una competenza accessoria e diventa uno strumento essenziale di cittadinanza e stabilità per il futuro del Paese.

1. Professore, i dati presentati nel corso dell’Assemblea FEduF evidenziano come l’invecchiamento demografico in Italia sia guidato da una serie di fattori concomitanti tra cui il crollo dei flussi giovanili dovuto alla denatalità e un sensibile allungamento della vita residua. Di fronte ad uno scenario, che colloca l’Italia ai vertici dell’invecchiamento in Europa, quali sono le implicazioni più immediate sul nostro sistema socioeconomico nel breve e medio termine?

L’effetto più proccupante è, a mio avviso, la perdita di vitalità. Ossia la capacità e l’interesse a mettersi in gioco per costruire sviluppo nel futuro. Una popolazione eccessivamente invecchiata preferisce "fare manutenzione" piuttosto che "investire" (e rischiare).  In termini di affetto  misurabile, alcune simulazioni mostrano un ipotetico calo del PIL, sia in valore assoluto che a livello pro capite. C’è poi un verosimile calo dei consumi, con minori stimoli della domanda. Ci sono le conseguenze legate al welfare, alla cura (in un contesto di reti familiari più fragili) e soprattutto alla sanità. L’allungamento della vita e il passaggio in età anziana dei baby-boomers ci "regalerà" un forte aumento della spesa sanitaria. 

2. Una sua riflessione molto interessante sulla ridefinizione dei confini di ingresso nell’età matura suggerisce di considerare "anziano" chi ha mediamente da vivere meno di una certa percentuale della propria vita. Se la "terza età" si allunga e si trasforma in un periodo attivo e duraturo, come cambia la pianificazione del ciclo di vita delle persone da un punto di vista economico e previdenziale?

Si ridefiniscono realisticamente i confini delle stagioni della vita (formazione, attività, quiescenza). Occorrerà immaginare  un nuovo equilibrio tra il saldo attivo del contributo offerto al sistema dutante la fase di lavoro e quello passivo ricevuto nella stagione del riposo. Si dovrà offrire a ciascuno la possibilità di combinare il mix contributi/pensione operando sulla durata dell’intervallo di attività. Lasciando naturalmente una certa libertà che consentirebbe anche di valorizzare comportamenti virtuosi su fronte del risparmio. E’ evidente che si introduce un cambiamento culturale importante e in tal senso l’azione informativa ed educativa è determinante.

3. L’allungamento della permanenza nelle età senili implica che i cittadini dovranno gestire le proprie risorse economiche, i risparmi e i patrimoni per un arco di tempo decisamente più lungo rispetto al passato. In che modo questa straordinaria (ma sfidante) longevità si collega alla necessità urgente di promuovere una solida cultura e alfabetizzazione finanziaria in Italia, a partire dai più giovani fino agli adulti?

Certamente. Nella ridefinizione dei confini delle stagioni della vita, la capacità di programmare un percorso senza problemi sino alla fine richiede una preveggenza che parte sin da giovani. E’ essenziale avere consapevolezza che il bilancio è per una intera vita. Entrate e uscite vanno modulate sapendo che si opera per tempi lunghi. Evitiamo atteggiamenti di eccessiva confindenza su azioni di supporto esterne (lo Stato, il welfare). Occorre educare ad essere responsabili, fin da giovani, nel costruire la propria esistenza  che, grazie al Cielo, potrebbe essere sempre più protratta.

4. Il forte calo delle nascite riduce progressivamente la base di popolazione in età lavorativa che dovrà sostenere il sistema di welfare pubblico e previdenziale. Ritiene che l’educazione finanziaria debba essere considerata una vera e propria misura di "welfare preventivo", utile a insegnare alle nuove generazioni come ottimizzare il risparmio privato per compensare le inevitabili pressioni sui sistemi pensionistici pubblici?

È una leva fondamentale su cui agire per attenuare i rischi che derivano, sul piano del welfare, dal cambiamento demografico in atto. Come ho già detto, non dobbiamo confidare ciecamente su azioni e istituzioni che sono nate in tempi in cui gli equilibri erano più facili. Non si tratta di fare i catastrofisti , ma è possibile che a un certo punto le regole, e i relativi benefici, subiscano inevitabili cambiamenti. E allora, la cicala e la formica avranno prospettive ben diverse.

5. Guardando alle proiezioni future, l’invecchiamento è un trend globale che riguarderà anche altre grandi potenze come la Cina e gli Stati Uniti, ma che in Italia mostra curve particolarmente ripide ed anticipate. Per "governare l’invecchiamento demografico" senza subirlo, quali azioni concrete dovrebbero intraprendere le istituzioni e il mondo della formazione per integrare le competenze demografiche con quelle finanziarie nei programmi educativi nazionali?

Le istituzioni dovrebbero concretamente mettere in condizione, chi vuole essere attivo, di poterlo fare. Evitando si scoraggiare, con norme e imposizioni, un potenziale produttivo che potrebbe ancora fare PIL. L’educazione sotto forma di corretta informazione delle dinamiche, delle problematiche connesse e dei comportamenti per governarne gli effetti è irrinunciabile. La mia impresisone è che, rispetto al passato, si siano fatti dei passi in avanti lungo la via della consapevolezza, ma occorre proseguire soprattutto intervenire sui più giovani che, non sanno ancora bene, di essere loro i veri soggetti a rischio per le problematiche che oggi ci limitiamo a immaginare in  futuro.