Andragogia finanziaria: prima disimparare, poi imparare a scegliere

Fabrizio Pirolli - Dopo gli esordi come Consulente Finanziario nel 1993, ha maturato esperienze significative nel settore bancario e finanziario come Responsabile della Formazione, tra gli altri, in Banca Generali, Banca Sara, Fideuram e IWBank. Esperto di processi formativi e di andragogia finanziaria, si dedica da anni all’educazione finanziaria con articoli e approfondimenti su magazine specializzati; è coautore, con Pier Tommaso Trastulli, del saggio “L’Era della diseducazione finanziaria” (Guerini NEXT), cui seguirà nell’autunno 2026 il secondo volume della trilogia "DIS" incentrato sulla “disinformazione”. Da giugno 2025 è Direttore dell’Academy della Fondazione Ente Nazionale Intelligenza Artificiale.
 

1. L’educazione finanziaria sta entrando sempre più nei programmi scolastici: quali caratteristiche deve avere per essere davvero efficace e perché è fondamentale differenziare i linguaggi in base all’età degli studenti?

Per essere efficace l’educazione finanziaria a scuola non deve ridursi a trasmissione di nozioni, ma promuovere una comprensione critica capace di sollevare domande e creare collegamenti con altre conoscenze. Differenziare i linguaggi per età è essenziale perché ogni fase della vita porta con sé un diverso rapporto con il denaro e con l’esperienza; ciò che per un adolescente è terreno da costruire, per un adulto è convinzione già sedimentata.

2. Dai banchi di scuola alla vita di tutti i giorni: come cambia l’approccio pratico all’edufin quando ci si rivolge ai giovani rispetto a un pubblico adulto?

Con i giovani si opera in una logica di istruzione, costruendo competenze su un terreno ancora fertile; con gli adulti entriamo nel campo dell’andragogia, dove le convinzioni radicate dall’estrazione sociale e dalle esperienze vissute precedono qualunque apprendimento. Per questo con gli adulti serve prima un processo di dis-educazione, che destruttura quelle convinzioni e libera lo spazio per un apprendimento autentico, ancorando i fenomeni economici alle cose della vita quotidiana anziché a modelli didattici rigidi.

3. Perché oggi l’edufin rappresenta uno strumento strategico di welfare aziendale e quali sono i principali benefici che un’organizzazione trae da dipendenti finanziariamente più consapevoli?

Il benessere finanziario è ormai parte integrante del benessere complessivo della persona; un individuo consapevole delle proprie scelte economiche è meno vulnerabile, meno esposto allo stress, più sereno e quindi più presente ed efficace anche nella dimensione lavorativa. Le aziende che hanno compreso il valore dell’educazione finanziaria investono sul presente e sul futuro dei propri collaboratori; il valore che ne deriva è bidirezionale, perché rafforza fiducia, clima interno e senso di appartenenza, trasformando un costo apparente in investimento strategico.

4. Siamo “nell‘era della diseducazione finanziaria". Com’è possibile che, in un’epoca con un accesso senza precedenti alle informazioni, la qualità della reale formazione sia così bassa e ostacolata da conoscenze "orizzontali" e frammentarie?

L’abbondanza di informazioni non genera conoscenza; produce piuttosto un sapere orizzontale e frammentario, fatto di contenuti veloci privi di metodo e di profondità. Un simile eccesso informativo spinge verso scelte euristiche, dettate da scorciatoie mentali, oppure all’opposto genera immobilismo, la rinuncia a decidere di fronte alla complessità. La cosiddetta democratizzazione della finanza ci ha dato accesso a strumenti un tempo riservati agli esperti senza darci la consapevolezza per usarli; diventa perciò decisivo sviluppare un metodo per selezionare e valutare le informazioni, distinguendo ciò che merita attenzione dal semplice rumore.

5. Di fronte a tanta disinformazione, cosa distingue una formazione finanziaria davvero qualificata e in che modo può aiutare concretamente le persone a compiere scelte di vita migliori?

Una formazione davvero qualificata non si limita a trasferire contenuti, ma costruisce nella persona una capacità critica durevole; trasforma il metodo di selezione delle informazioni in una competenza quotidiana, che cresce con l’esercizio e privilegia la profondità rispetto all’accumulo. Concretamente aiuta le persone a pianificare per obiettivi, a riconoscere le emozioni che condizionano le decisioni prima che si traducano in scelte impulsive e a fare del denaro uno strumento al servizio dei propri progetti di vita.