Educazione finanziaria e consumerismo sostenibile per scelte più consapevoli

Tiziana Toto - Responsabile nazionale delle Politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva APS, dove coordina attività di tutela, advocacy e progettazione sui principali temi di interesse per cittadini e consumatori. Segue il confronto con istituzioni, autorità indipendenti, imprese e stakeholder nazionali ed europei su servizi pubblici, energia, telecomunicazioni, sostenibilità, digitale e nuovi diritti.
Ha maturato una consolidata esperienza nella realizzazione di consultazioni civiche, rapporti di ricerca, campagne di informazione e progetti nazionali ed europei.
Il suo impegno è orientato a rafforzare la qualità delle politiche pubbliche e la capacità dei cittadini di esercitare in modo consapevole ed effettivo i propri diritti.
 

1. Quanto incide oggi il livello di alfabetizzazione finanziaria sulla capacità delle persone di compiere scelte di consumo davvero sostenibili e consapevoli?

Influisce in modo significativo, perché una scelta sostenibile non è solo una scelta “verde”: è anche una scelta che deve rimanere economicamente accessibile per la persona o per la famiglia. Per valutare un acquisto non basta guardare il prezzo immediato; bisogna saper considerare la durata del prodotto, i costi nel tempo, la possibilità di ripararlo, i consumi energetici e le condizioni contrattuali. Oggi chiediamo ai cittadini di orientarsi in mercati sempre più complessi, spesso con informazioni difficili da confrontare: pensiamo all’energia, ai servizi finanziari, agli acquisti online. Una buona alfabetizzazione finanziaria aiuta non solo a gestire meglio il proprio denaro, ma anche a capire il valore reale di ciò che si acquista e a riconoscere offerte che sembrano convenienti ma che, nel medio periodo, possono non esserlo affatto. Per questo nel Rapporto insistiamo su un punto: non possiamo far ricadere tutta la responsabilità della sostenibilità sul consumatore. Occorre rafforzare le sue competenze, ma allo stesso tempo rendere le informazioni più semplici, i prezzi più trasparenti e le alternative sostenibili realmente accessibili.

2. Quali competenze dovrebbero essere sviluppate prioritariamente per aiutare cittadini e famiglie a orientarsi in questo scenario sempre più complesso?

Credo serva innanzitutto una capacità di lettura critica delle informazioni. Oggi il cittadino deve saper distinguere una comunicazione commerciale da un’informazione realmente utile, confrontare offerte e contratti, riconoscere il greenwashing, capire quando una scelta presentata come conveniente o sostenibile lo è davvero. Si aggiungono, inoltre, le competenze digitali. Sempre più decisioni di consumo passano attraverso una piattaforma, un’app, un comparatore o un messaggio ricevuto sul telefono. Occorre quindi saper utilizzare questi strumenti, ma anche conoscere i rischi: frodi, manipolazioni commerciali, utilizzo dei dati personali, sistemi di intelligenza artificiale che possono influenzare le nostre scelte. Infine c’è una competenza che definirei molto concreta: conoscere i propri diritti e sapere come esercitarli. Sapere come presentare un reclamo, come cambiare fornitore, dove trovare informazioni affidabili, come chiedere assistenza, quali possibilità esistono per riparare o riutilizzare un prodotto. La competenza, in questo senso, non è soltanto “sapere”, ma essere nelle condizioni di agire.

3. In che modo sostenibilità ed educazione finanziaria possono rafforzarsi reciprocamente per promuovere comportamenti più responsabili?

Hanno un elemento fondamentale in comune: entrambe richiedono di superare una logica puramente immediata. L’educazione finanziaria insegna a considerare le conseguenze future delle decisioni di oggi; la sostenibilità richiede di fare la stessa cosa rispetto alle risorse, all’ambiente e alla durata dei beni. Un esempio molto semplice è quello di un prodotto che costa un po’ di più al momento dell’acquisto, ma dura più a lungo, consuma meno e può essere riparato. Se guardiamo soltanto al prezzo iniziale, il prodotto sembra meno conveniente. Se consideriamo il costo complessivo nel tempo, la valutazione cambia. Integrare l’educazione finanziaria e la sostenibilità significa quindi aiutare le persone a ragionare sul valore e non soltanto sul prezzo. Significa anche evitare che la sostenibilità sia percepita come un lusso riservato a chi può spendere di più. Una vera transizione sostenibile deve consentire anche alle famiglie con minori disponibilità economiche di fare scelte vantaggiose nel tempo.

4. Se dovesse individuare una sfida e un’opportunità per il futuro del consumerismo sostenibile in Italia, quale sarebbe il contributo che scuola, associazioni dei consumatori e programmi di educazione finanziaria possono offrire?

La sfida principale è impedire che crescano le distanze tra chi ha accesso a strumenti economici, culturali e digitali e chi rischia di restare indietro. La complessità dei mercati può trasformarsi in una nuova forma di disuguaglianza. L’opportunità, invece, è significativa: dalla scuola possiamo costruire competenze e seguirle per tutta la vita. La scuola può fornire ai ragazzi gli strumenti per capire il valore del denaro, dei beni e delle risorse. I programmi di educazione finanziaria possono aiutare le persone a pianificare e valutare le proprie decisioni. Le associazioni dei consumatori possono tradurre questi principi nella vita quotidiana, offrendo informazione, assistenza e strumenti pratici. L’obiettivo non è formare un consumatore perfetto, destinato a risolvere da solo tutti i problemi della transizione. L’obiettivo è mettere le persone in condizioni di scegliere, comprendere e partecipare. Essere protagonisti del cambiamento, per noi, significa soprattutto possedere diritti realmente esercitabili e gli strumenti necessari per farli valere.